Ci sono milioni di ragazzi fantastici là fuori. Studiano, viaggiano, sognano il loro futuro al gate di un aeroporto. Eppure, per colpa di qualche migliaio di delinquenti, le nostre strade si stanno riempiendo di rabbia. Non si può non poter vivere ed essere costretti ad avere paura. Il tempo delle analisi infinite e delle scuse è finito: non c’è più tempo, bisogna intervenire subito.
Cosa scatta nella testa di chi aggredisce per strada senza motivo? I giovani e la violenza sembrano oggi legati da un filo di ghiaccio: parliamo di ragazzi spesso incapaci di provare empatia, letteralmente non provano nulla. Sono emotivamente anestetizzati. Dietro questo vuoto c’è quasi sempre l’ombra ingombrante della droga e, ammettiamolo senza ipocrisie, la latitanza della famiglia.
A questo mix tossico si aggiunge la miccia letale del web. Come ha sottolineato di recente il Questore di Milano, viviamo una totale mancanza di rispetto verso le persone e le Forze dell’Ordine, e l’emulazione in rete fa letteralmente paura. Un video violento sui social genera mostri nella vita reale, in una gara a chi fa peggio.
Tutto questo ha un prezzo, e non è solo morale. I problemi gravi che arrecano all’economia sono sotto gli occhi di tutti. Negozi devastati, problemi di sicurezza continui, bar e ristoranti costretti a chiudere i battenti o a pagare costi insostenibili per riparare i danni. Una città insicura è una città che muore.
Come si inverte la rotta? Servono prima di tutto le regole, ma soprattutto servono pene certe ed esemplari. Bisogna dimostrare concretamente cosa succede a chi sbaglia. La certezza che a un’azione criminale corrisponda una conseguenza ineluttabile è l’unica vera barriera iniziale.
Ma punire non basta, bisogna ricostruire. Dobbiamo ripartire dalle agenzie educative sane: gli oratori, che da sempre tolgono i ragazzi dalla strada, e lo sport, che servirebbe come maestro insostituibile didisciplina. E per chi è già andato oltre il limite? Perché non pensare a un servizio militare sperimentale con possibilità di recupero? Un periodo formativo in cui imparare la fatica, il rispetto e il senso dello Stato, per raddrizzare chi sta deragliando.
Abbiamo una maggioranza silenziosa di giovani corretti che merita di decollare verso un futuro sicuro. Per tutelare loro, dobbiamo avere il coraggio di fermare chi distrugge il presente. Allacciamo le cinture: è ora di agire.
Generazione Fuori Rotta: Perché non c’è più tempo da perdere
