Giacimento Italia: perchè voliamo con freno tirato?

Fine vacanze. Si spengono le luci della stagione, si rientra in cabina e si torna alla solita routine. I bollettini ufficiali già brindano all’ennesimo “tutto esaurito” estivo. Ma smettiamola di farci i complimenti da soli: festeggiare tre mesi di pieno per poi incrociare le braccia gli altri nove non è un successo, è un fallimento strategico mascherato da record.

Mentre mezza mappa del mondo scava sottoterra cercando petrolio, gas o oro, l’Italia cammina sopra il giacimento più ricco del pianeta. Il nostro carburante ad alto ottano si chiama cultura, paesaggio, storia, bellezza. Unico, inesauribile. Eppure lo trattiamo come un propulsore di scorta: lo accendiamo novanta giorni e lasciamo l’80% del Paese a motore spento per il resto dell’anno.

Non è un destino ineluttabile. È solo pigrizia e mancanza di visione politica. Per volare 365 giorni all’anno non servono slogan, serve un piano di volo serio e aggressivo: infrastrutture moderne, trasporti efficienti, strutture ricettive all’altezza, formazione spietata sul servizio e comunicazione d’attacco all’estero.

Prendete il turismo sanitario. Abbiamo eccellenze mediche e territori stupendi: potremmo attrarre pazienti da ogni angolo della terra 12 mesi l’anno, unendo cure di altissimo livello a degenze in luoghi da sogno. Anni fa portai sul tavolo del Governo un progetto già impacchettato, con intese già chiuse con le assicurazioni nordiche per mandare qui i loro assistiti. Risultato? Affossato nella solita palude burocratica. Zero coraggio, zero visione.

La verità è una sola: abbiamo l’oro tra le mani ma non siamo capaci di dargli un valore. Ci accontentiamo di qualche volo charter affollato ad agosto, mentre potremmo dominare i cieli globali tutto l’anno. Se chi siede in torre di controllo non ha il fegato di spingere le manette dei motori al massimo, continuiamo pure a stare a terra a guardare gli altri decollare. Ma smettiamola di chiamarla sfortuna: è solo incapacità di volare.